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VINATALY 2009: grande successo, tanti stranieri, più opportunità: c'è voglia di farcela
Incontri e degustazioni rivelano la grande vivacità del settore

Vinitaly 2009 è stata al di sopra delle aspettative per almeno due buone ragioni.
Il record, in particolare, si registra sui visita­tori esteri, provenienti da 110 Paesi diversi, che per questa 43esima edizione sono stati 45mila (cifra mai raggiunta pri­ma) contro i 43mila dello scor­so anno. Segno evidente dell’im­portanza che il vino italiano ha agli occhi di tutto il mondo. Nel complesso, i visitatori so­no stati in linea coi numeri 2008 e hanno superato quota 150mila. Gli espositori sono sta­ti oltre 4.200, provenienti da una trentina di Paesi, e hanno occupato una superficie di 91mila metri quadrati netti. Poi il pubblico: numerosissimo nelle prime giornate, tanto da sorprendere chi temeva che la pesante atmosfera di crisi mondiale avrebbe condizionato anche il mondo degli appassionati.
Sono dati importanti, che fanno riflettere su quanto sia attivo ed economicamente importante un settore produttivo che forse più di ogni altro traina e sostiene il comparto agroalimentare in Italia e nel mondo.
Vero è che ovunque si è sentito sussurrare delle problematiche legate all'avvento delle nuove indicazioni comunitarie che andranno a stravolgere il panorama delle Doc italiane (così come le conosciamo si perderanno perchè si salveranno solo le denominazioni DOCG!), così come si sono sprecate le battute sulla follia sparata da Bruxelles che ha sentenziato che il vino rosato può essere fatto mescolando bianco e rosso, cosa inaudita per la nostra cultura ( mentre in Francia ne sanno qualcosa di più...)
Sempre molto vivace anche il dibattito fra i produttori circa i limiti all'uso di alcool che hanno inferto un duro colpo al consumo del vino nei ristoranti, andando a colpire in modo indiscriminato il delinquente e la persona normale che semplicemente si concede un bicchiere di vino al pasto. Indubbiamente il tema del calo dei consumi è stato sempre presente in ogni stand e la parola più ricorrente è stata quella di migliorare sempre di più la qualità rispetto alla quantità della produzione. Le incoerenze del sistema però emergevano, perchè ad un occhio attento e professionale non potevano sfuggire le offerte di neri d'avola o prosecchi da euro 0.85 al litro, con conseguente sconforto nel considerare come il consumatore italiano non sia affatto tutelato ma anzi spesso buttato in braccio ad un sistema industriale speculativo e potentissimo che mette in vendita liquidi al limite di ogni tollerabilità. Altro argomento molto ricorrente è stato quello del contenimento del grado alcoolico dei vini. Il clima degli ultimi anni ha portato il problema di arrivare come niente a 14° e uscire più bassi è ormai diventato un imperativo al Sud come al Nord della Penisola. Ci sono molti dibattiti in questo senso, anche perchè i produttori più avveduti hanno ben capito che coi vini pesanti si impressionano solo i palati stolti, mentre è ben acclarato che, tanto per fare un esempio, ci sono vini bianchi di 12.5°/13° che durano anche 15 anni!!
Molto interessanti le degustazioni dei vini prossimi all'uscita in commercio; una annata abbastanza equilibrata ha favorito nel 2008 vini bianchi con un buon frutto e utile acidità ; dall'Alto Adige, zona che si esprime sempre ad altissimi livelli e con punte di assoluta eccellenza, abbiamo trovato Riesling, Kerner, Veltliner della Valle Isarco veramente sopra le righe. L'assaggio poi di alcuni grandissimi metodi classici atesini ha confermato la grandezza di questa zona. Molto belli i vini bianchi della Valle d'Aosta; eleganza nelle migliori aziende della Campania e delle Marche, maggiore attenzione alla finezza anche in Sicilia, con interessanti vini dalla zona dell'Etna. Fra i rossi, è bene ricordare che siamo all'uscita dell'annata 2004 del Brunello di Montalcino, millesimo molto importante e destinato a offrire vini da invecchiare a lungo, anche non si sono rilevate quelle punte di eccellenza che ci si attendeva. Fra i rossi, da segnalare i Baroli 2004, alcuni eccellenti vini pugliesi. Franciacorta e Valdobbiadene: presi d'assalto gli stand, a testimonianza della popolarità delle denominazioni, ma non molti i prodotti degni di rilievo. Eccezione clamorosa è stata  la presentazione straordinaria del Prosecco Metodo Classico e quello No SO2 (totalmente privo di solforosa), poi qualche buona, giovane realtà che sa guardare al futuro, fatto non di mega numeri ma di bottiglie con un'anima e una personalità: per il resto, da quelle parti soprattutto  concentrazioni di capitali e poche idee vere.
Quindi un bilancio sostanzialmente positivo, con promesse di lavoro tuttavia molto più verso l'estero. Per l'Italia ci sarà spazio solo per chi offre prodotti che valgono quello che costano e che intepretano con o nestà il loro territorio. Meno marchi di moda e più verità.
 


       

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