Vinarius Academy: reportage del viaggio studio in Tuscia 2026
Il Lazio rappresenta per molti degli enotecari Vinarius una regione poco conosciuta, e per la prima volta l’associazione ha organizzato, grazie alla collaborazione del Consorzio vignaioli del Lazio, un viaggio studio nella Tuscia viterbese, che si è svolto dal 15 al 17 febbraio 2026. La delegazione era composta da 10 professionisti, provenienti da Veneto, Puglia, Lazio e Sardegna. Per alcuni di loro era la prima volta assoluta nel territorio. Ed è stata una piacevole scoperta!

I partecipanti al viaggio studio in Tuscia 2026: Gianni Luxoro e Maria Melis dell’enoteca Nasacca (Carloforte – SU), Marina Manfrè dell’Enoteca – Gastronomia Stringhetto (Legnago – VR), Domenico Terruli e Luisa Magno dell’Enoteca Terruli (Martina Franca – TA), Gianni Anelli e Mariangela Zanchi di Anelli Enoteca e delizie dal 1970 (Brindisi), Giuliano Rossi del Garage Bistrot (Roma), Maria Pia Fiaccadori e Federica Rocco della Fiaschetta (Roma) insieme a Ludovico Botti del Consorzio vignaioli del Lazio
La Tuscia
Il territorio che oggi identifichiamo come Tuscia si trova nel Lazio settentrionale, tra il Mar Tirreno, il Lago di Bolsena e il corso del Tevere, e coincide con la provincia di Viterbo. “Tuscia” era originariamente la denominazione attribuita all’Etruria: la coltivazione della vite e la produzione del vino esistono quindi in questo territorio letteralmente da millenni. La regione ha rappresentato il fulcro della civiltà etrusca e ne ha diffuso la cultura nel resto della penisola italica, ancora oggi le tracce lasciate dagli antichi abitanti sono ovunque, dalle tombe, ai reperti, ai nomi.
Nonostante secoli di cultura e tradizione, i vini locali non hanno avuto una stabile fortuna e diffusione, ma negli ultimi anni stanno avendo, soprattutto grazie alla valorizzazione riservata agli autoctoni da parte delle aziende, un loro “rinascimento”. Le varietà autoctone principalmente diffuse sono il Grechetto, sul quale si è concentrata la maggior parte del nostro approfondimento, l’Aleatico, il Roscetto, il Violone, il Grechetto Rosso, che è il nome locale per identificare il Sangiovese.
I terreni sono prevalentemente di origine vulcanica, i cui tipici colori si distinguono in gran parte del paesaggio (mi riferisco in particolar modo al tufo), ricchi di minerali. Non mancano aree dove prevalgono i suoli argillosi. È una zona collinare, con vigneti in pendenza, caratterizzati da buona esposizione e ben drenati.

mappa illustrata del viaggio studio di Vinarius in Tuscia – silviabes
Il Grechetto, principe della Tuscia

Gli enotecari impegnati in una degustazione alla cieca dedicata al Grechetto presso la cantina Sergio Mottura
Il nostro primo assaggio di Tuscia ha avuto la luminosità paglierina e la sapida secchezza del Grechetto, grazie a una degustazione alla cieca di sette campioni (di tre aziende), diversi per annata e stile, condotta da Angelo Petracci, sommelier AIS e referente della guida Vitae per il Lazio.
La degustazione ha affascinato molto il gruppo, ed è sfociata in una cena (non prima di essere passati a dare un’occhiata alla storica cantina sotterranea di Sergio Mottura, scolpita nel tufo) ricca di assaggi d’annata dove abbiamo potuto testare in prima persona le potenzialità del Grechetto in termini di eleganza e longevità.

Degustazione alla cieca di Grechetto di Tuscia, condotta da Angelo Petracci
Abbiamo raccontato un po’ dell’esperienza vissuta in Tuscia anche in video! –> Lo puoi vedere qui

Il borgo medievale di Civita spicca su uno sperone di tufo in mezzo alla Valle dei Calanchi
Visite ai vignaioli della Tuscia
L’entusiasmo è un sentimento contagioso, e sicuramente la passione e l’impegno dei vignaioli che abbiamo incontrato durante il viaggio studio non potevano lasciarci indifferenti. Abbiamo visitato solo cantine di vignaioli FIVI, con una visione chiara su tutti gli aspetti della filiera – dal vigneto alla commercializzazione della bottiglia – con tanta voglia di distinguersi, valorizzare, innovare. Il risultato di tanta tenacia e impegno, nel mercato di oggi, non è scontato, ma la qualità dei prodotti che abbiamo avuto l’opportunità di assaggiare è sicuramente in crescita.
Ecco i vignaioli che abbiamo incontrato durante la visita in Tuscia:
Sergio Mottura
Il punto di partenza del nostro viaggio di approfondimento in Tuscia è stata la cantina di Sergio Mottura, per una degustazione di Grechetto. E non poteva esserci luogo migliore, dato che il “rinascimento” del Grechetto è in gran parte merito di Sergio Mottura in persona, che negli anni ’60 alll’età di 21 anni prese in mano l’azienda agricola di famiglia scommettendo proprio su questo vitigno. Il suo Latour a Civitella, oggi La torre a Civitella, è stato il primo bianco del Lazio ad ottenere i Tre bicchieri. Abbiamo avuto il grande piacere, durante la visita, di degustarne annate anche molto vecchie e sono state un ottimo biglietto da visita per le potenzialità del Grechetto e della Tuscia in generale.

visita alla cantina Sergio Mottura, con Sebastiano Mottura
Terre d’Aquesia
Terre d’Aquesia si trova in un crocevia di confini: nel giro di pochi chilometri dalla cantina, 12 ettari di tenuta su corpo unico, si passa dal Lazio alla Toscana o all’Umbria. Vincenzo ha iniziato ad occuparsene dal 2019, iniziando subito la conversione al biologico e coltivando sia vigneti autoctoni che internazionali. Abbiamo avuto la possibilità di assaggiare i vari prodotti della linea, anche in diverse annate, constatando le potenzialità di crescita.

visita alla cantina Terre d’Aquesia, con Vincenzo Adduci
Terre di Marfisa
Nathalie e Enrico ci hanno accolto nel ristorante del podere (c’è anche una spa!), che si trova tra il lago di Bolsena e il mare, beneficiando quindi di un clima ventilato. L’azienda nasce nel 2009, acquistata dal padre di Nathalie per il legame che tutta la famiglia aveva con il territorio: la nonna Marfisa aveva infatti un casale a Farnese. Nella tenuta, gestita tutta in biologico, si alternano vigneti e olivi, spalleggiati da una meravigliosa ex cava di tufo.

Visita alla cantina Terre di Marfisa, con Nathalie Clarici
Azienda BioSostenibile Trebotti
Ludovico Maria Botti, uno dei tre fratelli Botti che danno il nome all’azienda, è stato la nostra guida durante tutto il viaggio in Tuscia, e quindi con particolare piacere abbiamo visitato la sua azienda agricola, che conta 30 ettari, di cui 10 vitati, a Castiglione in Teverina. Vulcanici, indipendenti e bio, recita il loro claim, e possiamo testimoniare che non è solo uno slogan stampato dietro alle felpe, ma un vero e proprio modus operandi. La sostenibilità e l’innovazione sono il faro che guida ogni progetto, che ha reso la Trebotti, avviata nel 2003, un’azienda a impatto zero: è stata infatti tra le prime in Italia a calcolare l’impatto ambientale delle proprie produzioni, per ridurlo gradualmente. Ruolo centrale viene dato ai vitigni autoctoni della Tuscia: Grechetto, Violone, Sangiovese e Aleatico, ai quali si affianca l’Incrocio Manzoni, caro alla famiglia in quanto discendenti del professor Manzoni in persona. Tutti i vini sono certificati biologici, e una linea è dedicata ai prodotti senza solfiti.

visita alla cantina Trebotti, con Ludovico Maria Botti
Abbiamo potuto visitare queste quattro cantine, ma siamo riusciti ad assaggiare anche i vini di altre realtà, grazie alle vignaiole e vignaioli che ci hanno raggiunto per degustare con noi. Grazie quindi a:
- Le Lase, azienda familiare condotta da quattro sorelle
- Ciucci, produttori dal 2007 di vino e olio bio
- Poggio Baranello, azienda familiare a conduzione femminile a Montefiascone
- Cantina Onofri, sei ettari di vigna coltivati in famiglia ai piedi dei monti Cimini
- Pacchiarotti, con i vigneti (di Aleatico e non solo) affacciati sul lago di Bolsena
- Lotti, cantina bio a conduzione familiare a Cellere

vignaiole e vignaioli di Tuscia presentano i loro vini alle enoteche Vinarius
Non solo vino
In abbinamento ai vini, specialmente autoctoni, della Tuscia abbiamo spesso potuto appressare le eccellenze dell’ampia produzione locale di salumi (tra cui la Susianella, presidio slow food – salume speziato di presunte origini etrusche) e formaggi tipici, specialmente pecorini e caprini:
- Tenuta il Radichino, allevamento, caseificio e agriristoro a Farnese (con origini sarde) con una formidabile produzione
- Il Casaletto (dove abbiamo alloggiato), che oltre a essere agriturismo con ristorazione e camere, è anche allevamento di suini allo stato brado
- Piccola Formaggeria Artigiana, che ci ha emozionato per il coraggio di Marco che dal 2018 ha aperto in centro a Viterbo il suo caseificio con piccole produzioni di eccellenza
- Fratelli Stefanoni, azienda agricola con macelleria e vendita diretta di carni e prodotti del territorio

I formaggi della Tenuta il Radichino – fratellli Pira. Ex pastori, oggi hanno caseificio e ristorante

Merenda contadina dai fratelli Stefanoni, dove Mauro ci ha presentato i prodotti tipici del territorio e le loro specialità, come la mortadella con la nocciola
Come è andata? Parola agli enotecari
Come è andata? L’abbiamo chiesto ad alcuni degli enotecari che hanno partecipato a questo viaggio di approfondimento e scoperta nella Tuscia, tra calanchi, pareti di tufo, oasi e torri.
“Tanta bellezza, natura meravigliosa. Un territorio che non mi aspettavo. Da parte dei produttori passione, qualità e voglia di crescere. Con piacere divulgherò in enoteca quello che mi ha così tanto entusiasmato”
Luigia Magno, Enoteca Terruli, Martina Franca TA
“I vini del Lazio non ci vengono molto richiesti, ma sto trovando molta qualità e sto riflettendo su degli inserimenti da fare in enoteca, perchè vale veramente la pena. Un ringraziamento al nostro presidente Giuliano grazie al quale siamo qui, e a Ludovico della Trebotti che è stato di una cortesia unica e non ci ha fatto fare un’esperienza solamente vitivinicola, ma anche culturale”
Gianni Luxoro, Enoteca Nasacca, Carloforte SU
“Mi hanno colpito in modo particolare la passione e il coinvolgimento di famiglie intere all’interno di piccole aziende, con tanti giovani che hanno preso le redini con entusiasmo ma anche tanta competenza”
Martina Manfrè, Enoteca e gastronomia Stringhetto, Legnago VR
Puoi vedere delle interviste complete agli enotecari in questo video.

Il gruppo al termine del viaggio studio, in compagnia di Ludovico Maria Botti e Sebastiano Mottura
La Vinarius Academy
La possibilità di partecipare agli stage e agli eventi della Vinarius Academy, come il viaggio studio in Tuscia 2026, è riservata alle enoteche associate a Vinarius.
Tanti nuovi viaggi nei territori ci aspettano! Vuoi unirti a noi?
A questo link sono disponibili le informazioni su come associarsi. Per ulteriori richieste scrivici a info@vinarius.it.
Reportage a cura di Silvia Benedet – silviabes


