Reportage del viaggio studio nel Conegliano Valdobbiadene 2026
Il Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG é un prodotto molto conosciuto e quasi sempre presente in enoteca. Per questo si può rischiare di supporre di conoscerlo già, e che le proprie conoscenze non necessitino di alcun aggiornamento. Ovviamente non è così, nè per questo vino né per gli altri, perché il vino è figlio delle persone, della cultura di un territorio, prima che dei suoi suoli. E come tale si evolve con essi.

Gli enotecari partecipanti al viaggio studio nel Conegliano Valdobbiadene a maggio 2026: Fortunato Collovà e Francesca Pezzoli dell’enoteca Collovà (Capo d’Orlando ME), Giulio Cantatore e Caterina De Palo dell’enoteca Angolo Di Vino (Ruvo di Puglia, BA), Tiziana Pedà di AEPI, Gianni Luxoro dell’enoteca Nasacca (Carloforte, CI), Giuliano Rossi della Fiaschetta (Roma), Matteo Maria Cardi dell’enoteca Castello (Marina di San Nicola, RM), Bruno Mamone dell’Enoteca del Borgo (Prato), Marina Mandrè dell’enoteca-gastronomia Stringhetto (Legngo, VR), Chiara Anelli di Anelli Enoteca e delizie dal 1970 (Brindisi), Elisa de Martini e Mattia Franceschi dell’enoteca Elisir (Santa Giustina, BL) insieme a Diego Tomasi, direttore del Consorzio di Tutela
Siamo tornati per qualche giorno nelle colline del Conegliano Valdobbiadene con un nutrito gruppo di enotecari, dal 10 al 12 Maggio 2026. Erano presenti i rappresentanti di nove enoteche associate Vinarius, una rappresentante di AEPI (Associazione Enotecari Professionisti Italiani), provenienti da Veneto, Toscana, Lazio, Puglia, Sicilia e Sardegna. Per alcuni era la prima volta, altri ci tornavamo dopo tanto tempo.

mappa del territorio visitato durante il viaggio studio di Vinarius nel Conegliano Valdobbiadene – silviabes
Scoprire e riscoprire il Conegliano Valdobbiadene
La produzione di Conegliano Valdobbiadene Prosecco DOCG per l’annata 2025 è stata di 98 milioni di bottiglie, di cui poco più di un milione sono di Superiore di Cartizze e quasi 4 milioni di Rive. Ricordiamo che viene prodotto in 15 comuni collinari all’interno della provincia di Treviso, due dei quali danno il nome alla Denominazione (Conegliano e Valdobbiadene). Le esportazioni contano per circa il 43%,
I numeri sono imponenti, ma per dargli la giusta prospettiva vanno affiancati a quelli del Prosecco DOC: 672 milioni di bottiglie, in 556 comuni situati in 9 province tra Veneto e Friuli Venezia Giulia.

Gli enotecari impegnati in una degustazione dedicata al Conegliano Valdobbiadene presso il Consorzio di Tutela.
Si tratta di due prodotti che condividono molte cose, ma tra i quali ci sono anche abissali differenze, a partire dai volumi di produzione e dalla tipologia di territorio d’origine. Proprio differenze e differenziazione sono state il concetto cardine che ci ha accompagnati durante tutto questo viaggio studio: differenze di stili, addirittura di metodi di produzione, differenze tra annate (abbiamo degustato varie annate precedenti al 2020), tra vitigni utilizzati (insieme alla Glera naturalmente), tra i suoli, tra gli stili delle varie cantine.

I suoli sono stati per decenni materia di studio del direttore del Consorzio di Tutela Diego Tomasi, ex ricercatore del CREA, che ha tenuto il seminario introduttivo al viaggio studio, durante il quale ci ha guidati attraverso tutte le sfaccettature del terroir: la storia, la tradizione, la morfologia, il microclima e, appunto, i suoli. Tomasi ha suddiviso il territorio della Denominazione, 8600 ettari vitati, in sei macro aree dove si può distinguere una predominanza di un certo tipo di terreno (morenico, argilla rossa, arenaria, conglomerato, marna o calcarenite) che può dare all’uva diversi livelli di freschezza e aromaticità.

Seminario dedicato al terroir della Denominazione Conegliano Valdobbiadene Prosecco, a cura di Diego Tomasi, direttore del Consorzio di Tutela
Abbiamo potuto subito testare in prima persona le nozioni del seminario, grazie alla degustazione di 30 campioni di Conegliano Valdobbiadene (8 extra brut, 7 brut, 7 extra dry, 5 Cartizze extra brut e dry, 3 Sui Lieviti) provenienti da diverse aree della Denominazione, guidati dall’enologo Stefano Gava, consigliere del Consorzio di Tutela.

Degustazione guidata di trenta campioni di Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG presso il Consorzio di Tutela, a cura dell’enologo Stefano Gava
10 osservazioni degli enotecari durante il viaggio studio nel Conegliano Valdobbiadene
Come già raccontato, per alcuni partecipanti al viaggio studio era la prima volta nel Conegliano Valdobbiadene, mentre altri non ci tornavano da un po’ di tempo, pur conoscendo già la zona. Qui abbiamo raccolto alcune osservazioni e riflessioni, tra un calice e l’altro, su cosa abbiamo trovato di “nuovo” o cosa ci ha sorpreso:
- l’Extra Brut è spesso scelto come stile per i vini più rappresentativi del territorio (come le Rive o le vigne singole)
- il metodo Martinotti si conferma il più adatto per creare un prodotto con le caratteristiche per cui il Valdobbiadene è più conosciuto e apprezzato (e venduto)
- quasi tutte le aziende stanno sperimentando con il metodo Classico
- il Valdobbiadene può tranquillamente superare l’anno
- basta fare un giro in qualche cantina per smentire lo stereotipo del prodotto omogeneo, ogni azienda ha stili e filosofie diverse
- il Sui Lieviti è divisivo per gli enotecari, e ogni cantina lo serve a modo suo
- la convivenza e condivisione del nome con altre Denominazioni pesa a tutti, ma è stata di grande stimolo per crescere e differenziarsi
- se nel calice c’è armonia, anche un residuo zuccherino medio-alto non si percepisce come tale
- la tradizione e la storia che fanno parte del Sui Lieviti aiutano a far percepire la qualità di beva del Conegliano Valdobbiadene, e possono fare da tramite tra il metodo Martinotti e la sperimentazione del metodo Classico nell’evoluzione della bevuta che stiamo vivendo
- Profumo e struttura in un vitigno semi aromatico come la Glera possono coesistere

Visite alle cantine del Conegliano Valdobbiadene
Si diceva delle differenze e della differenziazione. Per il pregiudizio di omogeneità e di standardizzazione di cui soffre il Prosecco in generale (“prosecchino?”), e quindi di riflesso anche il Conegliano Valdobbiadene, non c’è miglior cura che incontrare i singoli produttori. Ognuno ci ha presentato il suo modo di “stare” nel mondo Prosecco, la sua filosofia, le sue sperimentazioni, la sua storia e la sua visione del futuro. Un piccolo mosaico.

il gruppo di enotecari durante una degustazione presso la cantina Borgo Antico
Ecco i produttori che abbiamo incontrato durante la visita alle colline del Conegliano Valdobbiadene:
Marchiori
Umberto Marchiori è uno dei tre fratelli (gli altri sono Sara e Giuseppe) alla conduzione dell’azienda di famiglia che porta il loro cognome. Producono circa 60 mila bottiglie coltivando 16 ettari tra le “rive” più ripide (e iconiche) delle colline patrimonio UNESCO. L’ambiente è accogliente e familiare, ma al contempo travolgente nel suo dinamismo. Da Marchiori si guarda al passato, ma assolutamente non per rimanerci inchiodati. Molto interessante la degustazione dei “fattori primi del Superiore”, i singoli vitigni che accompagnano la Glera nelle basi spumante. Ma da non dimenticare il Sui Lieviti, con cui siamo tornati indietro fino al 2011!

La vigna di Sarah
Molti tra i partecipanti conoscevano già Sarah e la sua intraprendenza. In cima al “col de luna” a Cozzuolo di Vittorio Veneto, si è fatta conoscere fuori dalla Denominazione per la sua vendemmia notturna. L’azienda nasce nel 2010 da un vecchio casolare del nonno, e oggi conta 21 ettari e produce 180 mila bottiglie. Oltre alla parte produttiva, c’è anche quella di accoglienza: la vigna di Sarah è anche b&b, con la possibilità di dormire in una “lunotta”, botte in legno trasformata in camera.

Borgo Antico
Leonardo (titolare) e Marta (enologa) ci hanno accolto in una cantina circondata da vigneti di quella sfumatura lussureggiante che assume il fogliame sotto la pioggia di primavera. L’azienda conta 30 ettari e la produzione è per l’80% Conegliano Valdobbiadene DOCG, affiancato da altre varietà, anche a bacca rossa. Il cavallo di battaglia della degustazione è stato il Rive di Ogliano extra brut, ma ha suscitato un vivo interesse il Verdiso sui lieviti.

Bortolotti
Casa spumantistica tra le più storiche di Valdobbiadene, fondata nel 1947 e ancora a gestione familiare, produttrice di 500 mila bottiglie provenienti da vigneti di conferitori con cui i rapporti sono vecchi di generazioni. Siamo partiti assaggiando le basi spumante delle vinificazioni mono-vigneto per poi passare a una degustazione tutta incentrata sulle micro differenze, particolarmente esaltate dall’assaggio di 4 campioni provenienti da mono vigneti a pochi chilometri tra loro, tutti extra brut (Rive di Col San Martino 2023, Rive di Santo Stefano 2023, vigna Altena 2022, Rive di Rolle 2022).

Nani Rizzi
Nata come azienda agricola, dal 1989 si specializza nel vino, diventando oggi un’azienda da 700 mila bottiglie, gestita oggi da Denis Spagnol, affiancato dalle sue tre figlie, tra cui Elena che ci ha assistiti nella degustazione. Nani Rizzi si trova a Guia di Valdobbiadene, una delle aree più fresche del territorio e stupenda dal punto di vista paesaggistico (complice anche il fatto che mentre eravamo lì è uscito finalmente il sole per la prima volta in tre giorni!). Oltre alla Glera, portano avanti la coltivazione degli autoctoni Perera e Bianchetta.

Abbiamo potuto visitare in prima persona queste cinque cantine, ma abbiamo avuto anche il piacere di incontrare i rappresentanti delle aziende Le Colture, Nino Franco, Valdo, Malga Ribelle, Mongarda, Ca’ dei Zago e Bottega Artigiana Canello che ringraziamo per aver condiviso con noi momenti conviviali, di assaggio e di scoperta.
Al ringraziamento ai produttori che ci hanno accolto, uniamo quello verso il Consorzio di Tutela per la generosa ospitalità e impeccabile organizzazione.
Come è andata a Valdobbiadene secondo gli enotecari partecipanti? Lo raccontano in questo video

La Vinarius Academy
La possibilità di partecipare agli stage e agli eventi della Vinarius Academy, come il viaggio studio a Valdobbiadene 2026, è riservata alle enoteche associate a Vinarius.
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Reportage a cura di Silvia Benedet – silviabes


